PAUSA CAFFE’ CON ESHKOL NEVO

Siamo a Tel Aviv, che in ebraico significa “collina della primavera”, aspettiamo Eshkol Nevo in un caffè affacciato sul mare. Nevo è uno degli scrittori israeliani più famosi in circolazione. Autore di “Tre piani”, libro attraverso il quale l’ho conosciuto, e che Nanni Moretti ha trasformato in un film che uscirà il 23 aprile (giorno del mio compleanno, per dire).

“L’ultima intervista” è appunto una lunghissima intervista in cui l’autore, rispondendo a una serie infinita di domande, racconta la sua vita, parla di amore, di matrimonio, di figli, di amicizia, di morte, di sesso, di politica, della situazione in Israele oggi, ma anche di cosa significa scrivere per lui e del rapporto che si instaura con i lettori.

“Improvvisamente nella sala è calato un silenzio da “genialata o cazzata”. Di quelli che non capisci se seguirà una pioggia di rimproveri oppure…”

Crudo, romantico, non politicamente corretto, scoppiettante: a me è piaciuto molto ma riconosco che si tratta di una formula di scrittura abbastanza originale. Le risposte dell’autore sconfinano tra le domande e sono un pretesto per raccontare il suo pensiero e le sue esperienze, anche se è difficile stabilire cosa sia reale e cosa no. Mi sento di consigliarvelo perché mi piace molto il suo stile e perché riesce a dipingere la cultura e la situazione israeliana, in un modo che forse non avete mai letto sui giornali. Io scrivo e mi sono ritrovata in molte cose che lui sente e sostiene, il libro post lettura è pieno di sottolineature, appunti, orecchie a fondo pagina e lacrime.

Dovreste leggerlo con curiosità, non è un romanzo e nemmeno una serie di racconti, è un lungo botta e risposta che regala pezzi molto potenti e intensi, come questo.

“I suoi libri sono estremamente tristi. Per quale ragione?

Ci sono persone le cui ferite non si rimarginano. Il tessuto dell’anima non si cicatrizza, e la ferita non guarisce. Rimane aperta, sanguinante. Ogni anno si aggiungono altri addii. Altre ferite da cui sgorga la tristezza. Impossibile che non se ne aggiungano. Cosa vuoi fare, non innamorarti? Prima di cominciare a scrivere me ne andavo per il mondo così: sanguinavo dolore da dentro. Costantemente. Quando ho cominciato a scrivere mi sono trovato a distribuire la mia tristezza ai personaggi che inventavo. Ciascuno riceveva la necessaria dose di tristezza. E per me, nella vita vera, si è liberato spazio per la gioia”.

 

Eshkol Nevo – L’ultima intervista – Neri Pozza

 

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