Ninfee nere

Vecchia, sognatrice e innamorata, con qualche acciacco e una vita che andrebbe riscritta da capo e una maestra dagli occhi di malva, pure lei innamorata di ciò che vorrebbe vivere. Nulla di eccezionale descritte così, invece le due donne saranno inizio e fine di una storia precisa, molto organizzata, con un colpo di scena che è il senso del libro. La anziana signora riesce a tenere tutti i protagonisti del romanzo “Ninfee nere” di Michel Bussi – giallo, ma anche molto nero e anche un po’ rosa – con il fiato sospeso, li fa girare come trottole attorno a un fatto, un omicidio, e a un genio della pittura di tutti i tempi: Claude Monet. Un uomo viene ucciso in riva all’acqua del laghetto delle ninfee per cui Monet nutri’ una vera ossessione. Chi l’ha assassinato? Lui è uno che si è fatto strada. Medico, bella casa a Giverny, il paese di Monet, moglie pluritradita per il bisogno di chiudere un conto con se stesso. Gli inquirenti mettono insieme indizi importanti senza mai andare a bersaglio. In un continuo intreccio di vite che sembrano non avere soluzione, quella che riesce, a raggiungere la meta, è proprio l’anziana che vive nel mulino della strega, che poi è lei. Tutto qui? Ma vah. Bussi usa il suo romanzo in modo chirurgico per sezionare e guarire tanti. E poi insegna storia dell’arte e geografia. Impressionismo e paesaggio. Alla fine delle 394 pagine si resta con la voglia di: andare a vedere i quadri di Monet, in particolare le sue ninfee, visitare Giverny, il suo stagno, il mulino della strega e… imparare a scrivere come Bussi.

“Ninfee nere”, Michel Bussi E/O 394 pag., 16 euro

Ne abbiamo parlato durante l’incontro di Mercoledì 12 Dicembre 2018

 



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