DANTE – EX TENEBRIS AD LUCEM

DANTE – EX TENEBRIS AD LUCEM 
(Dalle tenebre alla Luce)
Alla Libooks dal  4 al 30 maggio 2021

 

La mostra

Si è pensato di incentrare la mostra “Dante – Ex tenebris ad Lucem” principalmente sulla Comoedia dantesca, poiché è l’opera di più ampio respiro, più ricca di spunti e figure umane immortali, che suscitano ammirazione e curiosità anche in virtù dei propri errori e delle proprie colpe.

Il progetto si articola sulle cinque vetrine della libreria Libooks di Cantù, dando spazio e visibilità agli artisti del gruppo che si sono cimentati nel riprodurre i diversi momenti del viaggio ultraterreno del poeta in base alla propria visione.

Nella vetrina principale è ricreata la Selva Oscura in cui Dante si smarrisce la notte fra il 7 e l’8 aprile del 1300. Sono tre strati sovrapposti di cartone bianco intagliato e illuminato da varie angolature. La figura del poeta è piccola, ingobbita per la paura, quasi inghiottita dagli alberi e dai rovi che la circondano e la soffocano.

La seconda vetrina è dominata dalla silhouette orizzontale dell’Inferno, in versione cartoon anni Trenta. La meschinità dell’Inferno è resa dalla forma schiacciata e oblunga della stampa, come se il regno dei dannati si espandesse a macchia d’olio sul vetro, mostrando, come su una mappa, la geografia orripilante degli Inferi, le torture subite dalle anime e le figure mostruose che ne sono a guardia.

La terza è uno slancio solido e ponderato verso l’alto. All’albeggiare del giorno, su una spiaggetta dove vagano due ombre rosse, si staglia l’imponente Monte del Purgatorio. I suoi colori sfocati richiamano la ragione che si sveglia da un lungo sonno. E’ una scelta di volontà ascendere al monte, sulla cui cima si trova l’Eden perduto; scelta che le due piccole ombre sembrano aver fatto.

Procedendo oltre, l’attenzione viene catturata da un cerchio su sfondo nero, che tutto racchiude e tutto completa: la luce del Paradiso e delle sue sfere celesti che in un crescendo e moltiplicarsi concentrico conducono al Principio della Vita. Infine il ritorno alle origini: il profilo di Dante disegnato sulle facce di diverse carte, ci ricorda che ogni giorno è una scelta, verso il Bene o verso il Male, e anche se ci si perde, se si gioca una mano sbagliata, ci si può mettere in cammino e imparare.

 

 

Ed ora qualche domanda agli ideatori della mostra…

 

Perché una mostra su Dante e che senso ha celebrarlo?
Benedetta Scillone: Una cosa sola ho capito: le cose belle nascono per caso. Come quando a una persona viene un’illuminazione e ne parla ad altre persone, coinvolgendole in questo lampo di bellezza. E’ quello che è successo a noi. Un giorno di zona rossa, Manuela (proprietaria della Libooks, ndr) aveva accennato all’idea di celebrare Dante, magari addobbando una vetrina per l’occasione, coinvolgendo alcuni artisti che avevano già lavorato per lei. A me invece è venuta un’altra idea: conoscevo dei ragazzi appassionati di arte, costretti a casa e ognuno perso nei propri pensieri, che in realtà sarebbero stati perfettamente in grado di tener testa a un progetto come questo.

Quattro persone diverse con quattro stili e tecniche completamente differenti, quattro amici accomunati da un unico desiderio: creare e mettersi alla prova in un momento in cui quasi nessuno ti dà possibilità. Dimostrare che la Bellezza più grande nasce dalle privazioni fisiche e spirituali più nere. Li ho contattati subito e ci siamo messi al lavoro.

Noi veniamo tutti da un’unica realtà teatrale di Figino Serenza, che si chiama Teatroindirigibile (siamo tutti attori), che ci ha educato e sensibilizzato alla creatività e alla Bellezza. In tempo di ristrettezze e libertà negate, c’era un’urgenza di fare qualcosa di bello e liberatorio, un desiderio che avevamo tutti in comune: creare altezze dalle ceneri di giornate vuote.

Dante! Sembra quasi una benedizione inaspettata poterlo celebrare in questo periodo, durante la pandemia: come lui noi veniamo tutti da uno dei nostri periodi più bui. Ci sentiamo persi, soli e tristi, senza guida. Dante ci ricorda che se anche si smarrisce la strada, è sempre possibile rimettersi in cammino e ritrovare se stessi. Con l’aiuto di altri, ma puntando sempre verso l’alto. Ad maiora!

 

Perché hai scelto di partecipare a questo progetto e da cosa nasce l’idea della tua opera?
Ambra Santanicchio: Perchè ha un senso e mi dà un senso. Mi sono detta un sacco di volte: Ambra lavora! Muoviti! Puoi impegnarti almeno per le cose che ti piace fare?! Uscire di casa nonostante tutti i problemi e andare a condividere un progetto, impegnandosi a creare qualcosa di bello (anche se fa venire le vesciche alle mani). Progettare, far carburare il cervello per tenere in piedi cose che non stanno su per grazia divina. Usare le mani per creare e vedere se a lavoro finito c’è una reazione, se nasce qualcosa. O se invece dovrai rifare, continuare a provare, ricreare e forse ottenere davvero qualcosa alla fine.

Per quanto riguarda l’acquerello, direi che la tecnica oltre a piacermi molto è quella che trovo più simile a me, per come sono fatta. Sono una persona che tende ad essere molto precisa e organizzata, ma non rinuncia al suo lato pigro. L’acquerello può essere usato in più modi, uno è quello di diluire molto il colore (tecnica che ho appreso in accademia) e rappresenta la parte di me pigra e pressapochista. Ovviamente non abbandono nemmeno la mia puntigliosità che si intravede nei tratti dati da un pennellino sottilissimo (usando l’acquerello in modo differente, più denso e saturo) o dal tratto pen per rifinire alcune parti e creare spigoli, angolature e punti di attrazione per l’occhio. Ciò che è cambiato rispetto a prima è che invece di lavorare comodamente sul mio solito formato “carta di credito” mi sono cimentata nel formato 50×100.

A ognuno la sua sfida personale.

Il quadro di carta a strati invece è una cosa che volevo fare da tanto, lo scenario più semplice da realizzare, ma in un formato mastodontico. Il modellino era così carino, quindi chi avrebbe mai creduto di dover dilaniare 7mm di cartone con un taglierino di plastica molle… Qui devo ringraziare chi mi ha supportato sia da un punto di vista pratico sia mentale. In questo progetto di me c’è tutta la voglia di lavorare con chi mi vuole bene e ha voglia di aiutare e aiutarmi.

Ps: La redattrice dei testi Benedetta Scillone mi ha censurato tutto il testo originale 😉

 

Cosa ti ha colpito di più di Dante e perché hai voluto omaggiarlo?
Lorenzo Carpani: Buona parte del pensiero medievale reca in sé una certa dose di fatalismo, di totale rassegnazione al fato inesorabile, ovvero al giudizio divino. Spesse volte pare, ad ascoltar la voce di certi predicatori che ancor rivive qua è là sulle pergamene smorte, che l’uomo non possa nulla o poco di fronte alla potenza dell’Altissimo, se non mortificarsi.

Dante è portatore di una forma diversa di coscienza. Egli colloca l’uomo in una rinnovata scala del mondo. L’uomo è gravato di un peso grandissimo: la responsabilità.

L’enorme schiera di dannati, la gerarchia di premi e colpe è il monito più grande che un uomo di lettere possa lasciare ai viventi. Non c’è fondamento alcuno di civiltà senza virtù, senza colpa, senza peccato e redenzione. L’opera di Dante è interamente orientata alla vita buona, dunque in senso lato alla politica. E la divina Commedia sembra un disegno metafisico necessario al viver bene.

Come potrebbe altrimenti un traditore dei propri cari agir bene per la sua città, fare alcunchè di buono nella sua esistenza terrena senza passare attraverso una profonda espiazione, ad un mutamento interiore? Anche in questo senso il Nostro fu un poeta cittadino. Fu uno di quegli spiriti che intesero la città come luogo fisico e spirituale per la fondazione di una solida cultura e di un difficilissimo ancorché possibile ordine terreno, politico.

Occorrerebbe recuperare anche un poco soltanto di questa coscienza cittadina. Le nostre città sono diventate luoghi assenti. Spazi buoni per correre e fuggire. Non esiste un centro…

Una volta il luogo del rifugio degli uomini era la cinta muraria della città per proteggersi dai nemici, dai briganti e dagli altri pericoli nel bosco; entro le mura c’era il principio della civiltà, l’ordine, la legge. Adesso invece siamo all’opposto: se vogliamo trovare la nostra umanità ci rifugiamo nel bosco, perché lì siamo al riparo dalle barbarie del caos e dalle città informi e deformi, che sono grumi di follia, suoni e dissennatezza.

 

Perchè ti interessa la figura di Dante e cosa c’è di te nella tua opera?
Lorenzo Perego: Dante mi interessa perchè mi diverte, riesco a vivere con entusiasmo la Commedia e mi sento libero di immaginare e di fare mie le situazioni descritte. Ho pensato di creare un disegno in digitale con uno stile cartoon anni Trenta, perché mi divertiva potermi concentrare sui personaggi e dare a ciascuno di loro forme ed espressioni diverse. Ogni figura è importante e quindi va studiata, pensata e resa singolarmente. Questo è l’approccio che ho nel mio lavoro, e creare una visione panoramica dell’Inferno significa mostrare cosa una mente aperta e sollecitata dalla fantasia può fare.

 

Perché la scelta delle carte e cosa ti ha lasciato questo progetto comune?
Liridona Dodaj: Devo ammettere che a livello stilistico non c’è molto di me nelle carte: è la prima volta che mi cimento nel disegno su tavoletta grafica ed è stata una sperimentazione alla ricerca di una definizione personale. Di me c’è un’idea che ho intuito dietro alla loro simbologia. Le carte da gioco hanno regole precise, una gerarchia definita e quando giochi si fanno delle scelte per raggiungere un obiettivo; non solo, devi porre attenzione anche alle scelte degli altri e l’astuzia, l’istinto, così come il fato possono aiutare, ma non sempre. Tu ti devi giocare quello che hai in mano e in base a quello che giochi hai un destino preciso, scolpito dalle tue scelte. Così ho pensato che anche nella Commedia, a seconda di come tu agisci nel quotidiano e nella vita, vai a crearti il tuo destino. Potresti vincere o potresti perdere, ma non nel senso convenzionale della parola, una vittoria disonesta ti garantirà un posto all’inferno.  Guarda anche tutte le scelte fatte dai personaggi di Dante. Le carte, come la vita, hanno il loro fascino, così come quei personaggi e la tentazione di imbrogliare, l’oscurità.

In questo progetto sono stata colpita dal fatto che ognuno di noi quattro vedesse la realtà in maniera diversa, realizzandola poi con formati, tecniche e colori diversi.

E’ bene conoscere i grandi personaggi della letteratura e di qualsiasi altro campo per poter per sfuggire alla mediocrità. Quando incontri chi ha fatto la storia puoi apprendere, ricreare, rivisitare, fare qualcosa di nuovo e paradossalmente distruggere. Solo così puoi fare qualcosa di tuo. Devi conoscere per poter creare e scoprire i grandi ti dà una bella botta di umiltà.

 

Cosa avete da dire a chi verrà a vedere la mostra?
Tutti: Divertitevi! E leggere un libro!



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