Astrobufale and The Dark Side of The Moon

Astrobufale – Luca Perri – Rizzoli

 

IN DUE PAROLE

“Le probabilità di entrare in contatto con civiltà extraterrestri nella nostra Galassia sono elevate”: vero o falso? Questo il “gioco” proposto dall’astrofisico Luca Perri per accompagnare il lettore alla scoperta dell’Universo. Nel corso di tutto il libro vengono passate in rassegna una serie di affermazioni che ci suonano più o meno familiari e, attraverso il racconto di fatti realmente accaduti e spiegazioni semplici ma molto curiose, scopriamo o riscopriamo una serie di verità e impariamo a smascherare le “astrobufale”: le notizie false

Ecco per esempio come Perri ci spiega la Via Lattea:

  • “Immaginare una galassia a spirale è facile: basta pensare alla superficie dell’acqua dello sciacquone del water. Solo che al posto di un sifone che risucchia il tutto, al centro c’è tendenzialmente un buco nero super massiccio”

 

AL CENTRO

Luca Perri è un astrofisico. L’astrofisica è un Settore dell’astronomia che studia i corpi celesti dal punto di vista della fisica”.

  • “Secondo i fisici, i biologi trattano le cose molli. I chimici studiano le cose puzzolenti. I geologi leccano i sassi. Gli ingegneri fanno le cose senza capire la teoria che c’è dietro. Come avrete  capito, la visione del mondo da parte dei fisici è del tutto libera da pregiudizi e improntata alla collaborazione e al rispetto per le altre discipline”

 

Fatti storici, aneddoti, documenti, citazioni filosofiche alternate a quelle dell’ingegner Cane “Numeri che fanno girare la testa!”. Leggendo “Astrobufale” si scoprono cose interessanti e si riescono a capire concetti difficili che Perri rende semplici.

La sua particolarità credo sia proprio questa: far uscire l’astrofisica da quel laboratorio che ci immaginiamo, polveroso e pieno di fogli e calcolatrici, e teletrasportarla nella quotidianità. Astrofisica pret-à-porter

  • “Per poter permettere ai suoi astronauti di scrivere nello spazio, la NASA avrebbe speso una montagna di soldi per realizzare una biro col serbatoio d’inchiostro pressurizzato. Gli ingegneri sovietici, dovendo risolvere lo stesso problema, usarono invece la loro proverbiale semplicità: diedero ai cosmonauti una matita”

 

DOVE

  • “L’Universo che ci circonda e di cui facciamo parte, ma che spesso percepiamo irrispettosamente come un qualcosa di lontano dalla nostra vita quotidiana e quindi non meritevole di essere conosciuto”

Le stelle, le galassie, i pianeti, il sole, la terra. La luna. Buona parte del libro è dedicata proprio a lei: dall’allunaggio al suo lato oscuro.

Adoro “Guerre Stellari” e anche “Star Trek”: si tratta di due cose completamente differenti GUAI a chi le confonde, errore imperdonabile, da togliere il saluto!

Da bambina sono sempre stata combattuta sul mio futuro: da grande sarei diventata una jedi seguendo gli insegnamenti del maestro Obi-Wan Khenobi oppure avrei esplorato il cosmo a bordo dell’Enterprise? Non sono ancora riuscita a risolvere il dilemma

  • “Girando attorno alla Terra, nella navicella, ho visto quanto è bello il nostro pianeta. Il mondo dovrebbe permetterci di preservare e aumentare questa bellezza, non di distruggerla” Jurij Gagarin

 

 

SAPORI

Cosa mangiano gli astronauti? Negli anni Sessanta “tubetti simildentrificio” oggi “cibo sottovuoto e disidratato“. Gagarin, il primo uomo nello Spazio, aveva in dotazione 3 tubetti: due contenenti purea di carne e uno con crema al cioccolato #orrore

Certo non è che uno va nello Spazio e pretende le lasagne della mamma… Fortunatamente negli ultimi decenni l’alimentazione degli astronauti è drasticamente migliorata e ci sono team di esperti che lavorano proprio per assicurargli il meglio in “tavola”

  • “Oggi gli astronauti hanno anche diritto a dei bonus food, magari piatti tipici della loro tradizione culinaria, da consumare a loro discrezione. Per dire, Parmitano si è fatto preparare delle buste di tiramisù disidratato. Talmente buono che ha deciso di condividerlo con altri 5 colleghi, finendolo il primo giorno”

Nel menù c’è di tutto: dai maccheroni al formaggio al tonno termostabilizzato. La Cristoforetti sembra prediligere cereali integrali e pesce azzurro, Parmitano caponata e risotto al pesto.

Il cibo degli astronauti, liofilizzato in pratiche bustine argentate, è in vendita online se proprio volete provarlo, ma anche no

Nel libro ci sono inoltre delle indicazioni sulla dieta di Perri, se proprio volete provarla, ma anche no

  • “Il mio regime alimentare varia senza soluzione di continuità dai bignè alla burrata alle tarantole fritte cambogiane”

 

COLONNA SONORA

Potrei dirvelo alla Frank Sinatra Fly me to the moon o alla Dawid Bowie There’s a starman waiting in the sky. Quale musica scegliere per un libro che parla dello Spazio?

La colonna sonora è dentro le pagine: “The dark side of the moon” dei Pink Floyd.

  • “10 marzo 1973. La casa discografica statunitense Capitol Records pubblica l’ottavo album in studio di un gruppo musicale britannico. L’album, che rappresenta l’approdo di numerose sperimentazioni musicali della band, diverrà uno dei più venduti nella storia, conquistando le classifiche mondiali ed entrando in tutte le liste dei migliori dischi di sempre”

Parola d’ordine: sperimentare. Magari i Pink Floyd non vi piacciono ma a livello di sperimentazione musicale, pochi possono concorrere con loro.

L’album in questione è quello nero con un triangolo (un prisma) e un fascio di luce che da bianco diventa arcobaleno. Per l’occasione l’ho riascoltato più e più volte: uno splendore. La canzone creata ad hoc per questo libro è secondo me: “Time”, però dovete ascoltarla a volumi illegali, fatevi prestare le casse dai vicini di casa: “And you run, and you run to catch up with the sun

 

VE LO CONSIGLIO

Sì! E vi confesso che io per prima non lo avrei comprato, come Perri mi ha insegnato ero vittima del “bias dello status quo” (la resistenza al cambiamento).

La “scienza” come lo direbbe Crozza che imita Zichichi, è davvero interessante? E l’astrofisica?

Non mi sono mai avvicinata a libri di questo genere perché a scuola ho avuto qualche problema con la matematica: fisica e chimica mi sembravano della stessa famiglia e non le ho mai studiate con passione. Piuttosto che risolvere un’equazione avrei imparato l’Inferno di Dante a memoria. I numeri non mi hanno mai ispirato grandi emozioni, sono solo numeri, vuoi mettere con le sinfonie di Beethoven! E invece mi sono dovuta ricredere. La mia conversione la devo soprattutto ai libri scritti dal fisico italiano Carlo Rovelli. Grazie a lui ho capito che Beethoven, Einstein e Dante erano tutti uguali: dei “pazzi” visionari!

Solo chi riesce a spingersi oltre al vedere comune è in grado di partorire versi, musiche e teorie che prima sembravano impossibili e che ancora oggi ci lasciano senza fiato. Poeti, musicisti e scienziati sono molto più simili di quanto avessi potuto credere e a muoverli è una sola cosa, quella che ci spinge a farci delle domande, il motore del cambiamento, la ragione per cui ogni tanto prendo lo zaino e “Ciao mamma vado nei Balcani”, lo stesso motivo per il quale in un pomeriggio di pioggia ho acquistato questo libro:

  • “Cosa spinge gli scienziati a fare ricerca in ambiti all’apparenza spesso astratti o addirittura assurdi? E’ ciò che spinge un bambino a scoprire il mondo attorno a sé anche a costo di farsi male: la curiosità”


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